L’orchidea di Darwin

“Questa specie, i cui grandi fiori esameri, simili a stelle formate di candida cera, hanno destato nel Madagascar l’ammirazione dei viaggiatori, non può non essere notata. Sotto il labello pende al basso un nettario verde di straordinaria lunghezza e simile ad una frusta. In parecchi fiori, che mi furono spediti dal signor Bateman, ho trovato nettarii lunghi undici pollici e mezzo, e solo la porzione inferiore fino alla lunghezza di un pollice e mezzo ripiena di nettare. Si può domandare, a quale scopo possa servire un nettario di una lunghezza tanto sproporzionata. Io penso che noi arriveremo a persuaderci, che la fecondazione della pianta è condizionata ad una tale lunghezza e alla presenza del nettare solo nella porzione inferiore. Restiamo stupiti che un insetto qualsiasi possa essere capace di raggiungere questo nettare. Le nostre specie inglesi di Sphingidae hanno proboscidi lunghe quanto il loro corpo; ma nel Madagascar devono esistere farfalle notturne la cui proboscide può essere allungata sino a dieci o undici pollici!”

Queste considerazioni a proposito dell’orchidea Angraecum sesquipedale comparivano nell’opera di Charles DarwinOn the various contrivances by which English and Foreign Orchids are fertilized by insects, and on the good effect of intercrossing“, pubblicata nel 1862.
L’ipotesi di Darwin fu dapprima accolta con sufficienza dagli entomologi, ma ricevette conferma nel 1873 in seguito alla scoperta in Brasile di alcune specie di sfingidi con spirotromba di dimensioni compatibili. Nel 1871 Alfred Russel Wallace arrivò a proporre che l’insetto impollinatore potesse essere la falena africana Xanthopan morgani ma solo nel 1903 (Darwin era nel frattempo passato a miglior vita!) due entomologi inglesi individuarono la farfalla impollinatrice, cui diedero il nome di Xanthopan morganii praedicta, dove l’epiteto praedicta costituiva un riconoscimento alla “predizione” di Darwin.
Questo rapporto funzionale così stretto fra pianta e farfalla è oggi citato come un esempio classico di “co-evoluzione“.

Per saperne di più quarda questo video.

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