Archivi del mese: febbraio 2012

Una firma per cambiare la legge elettorale

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Come cittadini elettori, non siamo più disposti a sostenere il ruolo di portatori d’acqua nell’interesse di burocrazie di partiti che usano i posti dei rappresentanti dei cittadini in Parlamento come loro proprietà, per distribuire favori, per ricompensare d’altri favori, per assicurarsi la fedeltà di clienti. Non siamo più disposti a collaborare a tenere in piedi un sistema politico fatto di clientele che si avvolgono e attorcigliano in giri di potere che sempre più spesso – come veniamo a sapere, ormai neppure più sorprendendocene, giorno dopo giorno – operano oltre i confini della legalità.

Con queste parole si riassume l’appello con cui l’associazione Libertà e Giustizia si è espressa sulla questione elettorale: mai più alle urne con questa legge, una legge palesemente incostituzionale, che trasforma una piccola minoranza degli elettori in una larghissima maggioranza in Parlamento; una legge che provoca il “blocco” delle liste dei candidati, prescelti (nominati) dai vertici dei partiti e imposti ai cittadini, ai quali si chiede non di eleggere i propri rappresentanti, ma di dare un voto di fiducia al partito che, quei candidati, ha selezionato secondo logiche sempre più verticistiche e opache.

per sottoscrivere l’appello http://www.libertaegiustizia.it/2011/07/12/per-cambiare-davvero/

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da “Kafka sulla spiaggia”

Ogni dolore è unico, e anche le cicatrici hanno una forma diversa per ciascuno. Perciò nel combattere la discriminazione e l’ingiustizia credo di non essere secondo a nessuno. Ma se c’è una cosa che mi indigna ancora di più sono le persone prive di immaginazione. Quelle che T.S. Eliot chiamava “gli uomini vuoti”. Persone insensibili che coprono questa loro mancanza di immaginazione, questo loro vuoto, con un ammasso di segatura, e senza rendersene minimamente conto se ne vanno in giro per il mondo a tentare di imporre a tutti i costi questa loro ottusità agli altri, mettendo in fila parole vuote e senza senso.

Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia

L’insostenibilità della crescita

ripropongo da http://acrescita.org/

Probabilmente non è lontano il momento in cui la pianta parassita avrà soffocato del tutto l’albero di cui ha succhiato la linfa, condannando l’enorme e arrogante fogliame al deperimento e alla morte. – Serge Latouche

Il vocabolo crescita, con tutti i suoi numerosi aggettivi, è sulla bocca di tutti in questi tempi di crisi. La crisi economica, del resto, prima che una crisi del lavoro o del tessuto sociale, è naturalmente una crisi della crescita. Ma questo cosa significa esattamente? Per quanto gli economisti ortodossi non lo vogliano o non lo sappiano ammettere apertamente, tutto il costrutto teorico che ruota attorno al concetto di crescita si riduce a una mera tautologia. Si sostiene che senza crescita non possano esserci opportunità, senza opportunità non possa esserci lavoro, e senza lavoro consumi. E i consumi alimentano la crescita, e così via. Il benessere umano in tutto questo non è che l’ineluttabile esternalità secondaria di un processo che si autoaccresce illimitatamente e il cui fine, se mai esiste, non è noto. Così senza crescita nulla è possibile, e la crescita diviene come la mano di Re Mida, che trasforma in oro tutto ciò che tocca. Sappiamo tutti come finisce la sua storia.
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