Archivi del mese: maggio 2012

Far pagare la crisi a chi l’ha provocata


La tassa sulle transazioni finanziarie – TTF – sarà al centro del prossimo vertice dei Capi di Stato e di Governo che si riunirà a Bruxelles il 23 maggio prossimo.
Su sollecitazione di 9 Stati Membri, tra cui anche l’Italia, la Presidenza danese ha accolto la richiesta di accelerare il dibattito sulla proposta di direttiva europea sulla TTF, per poter decidere l’adozione della TTF entro giugno 2012.

Il tempo per una TTF europea è ormai maturo! Dalla data della presentazione della direttiva da parte della Commissione Europea sono passati quasi otto mesi, il dibattito tra detrattori e sostenitori della proposta si è avvalso di notevoli contributi che dimostrano la fattibilità e l’utilità di questa tassa. L’impossibilità di una decisione unanime in seno al Consiglio Europeo è chiara da tempo. Troppo forte l’ostilità del Regno Unito (che si oppone con veemenza a qualsiasi riforma di quella finanza che con pratiche sempre più predatorie e svincolate dall’essere funzionali all’economia reale ha portato l’Europa sull’orlo del baratro, rendendo interi Stati ostaggio dell’umore turbolento dei mercati e impoverendone i cittadini) e altre economie finanziarie preoccupate per l’eventuale, inverosimile, fuga di capitali di carattere meramente speculativo (che nutrono, va ribadito, poco appetito per investimenti nell’economia sana). Perseguire quindi l’unanimità a tutti i costi dei Paesi Membri sulla TTF serve solo ai detrattori della tassa per fare arenare il processo di riforma.

Ma un’alternativa all’apparente empasse esiste! Si tratta della procedura di cooperazione rafforzata, una procedura decisionale che può essere promossa da 9 Paesi Membri proprio per bypassare le reticenze di altri stati verso interventi legislativi che rafforzino l’integrazione in alcune aree, tra cui quella fiscale. Non è un caso che 9 Paesi Membri dell’UE tra cui l’Italia si sono recentemente rivolti con una lettera aperta alla Presidenza danese dell’Unione Europea per accelerare il dibattito sulla proposta di direttiva sulla TTF. Una cifra simbolica o un chiaro riferimento alla cooperazione rafforzata (sostenuta anche dal Parlamento Europeo) e alla decisione di andare avanti ad ogni costo, qualora il consenso unanime fosse definitivamente tramontato?

Quella della cooperazione rafforzata è una strada più che percorribile: nell’attuale scenario dei negoziati europei a porte chiuse sulla TTF è il vero inizio di un percorso riformatore. Un percorso cui altri Stati potrebbero unirsi in seguito. La campagna Zero Zero Cinque insieme a tutte le campagne europee chiede con forza che l’Italia e gli altri Paesi che sostengono l’introduzione della tassa europea sulle transazioni finanziarie applichino la procedura della cooperazione rafforzata e implementino una misura capace di riportare la finanza al servizio dell’economia reale, ostacolando con efficacia lo sregolato e dannoso strapotere del casinò finanziario.

Firma il Manifesto della campagna!

A Palermo non servono altri veleni

Palermo, Piazza Pretoria

Tra le novità che hanno offerto le ultime elezioni amministrative quelle veramente sorprendenti si sono avute a Palermo. Nella città più berlusconiana d’Italia, inaspettatamente, la destra si è ritrovata al lumicino e per l’elezione del sindaco adesso si va al ballottaggio, ma, fatto del tutto straordinario, tra due candidati di centrosinistra.
C’è da stupirsi, ma in realtà niente nella vita accade per caso, c’è sempre un filo logico, una ragione, che sottende e lega gli eventi.
A ben riflettere i motivi della crisi del centrodestra erano da tempo sotto i nostri occhi: la gestione fallimentare di Cammarata, il tramonto di Berlusconi e le scelte infelici dei candidati per la massima carica cittadina. Da aggiungere l’irrompere improvviso nella campagna elettorale di Leoluca Orlando che ha scompigliato le alleanze stabilendo una seria ipoteca sull’esito finale della competizione.

L’altro aspetto imprevedibile delle elezioni palermitane, come abbiamo visto, è legato al ballottaggio inaspettatamente ristretto a due rappresentanti del centrosinistra. Un risultato che non è, come potrebbe apparire, frutto felice di una sovrabbondanza di opzioni all’interno di uno stesso schieramento, ma paradossalmente effetto devastante di clamorose rotture e incomprensioni che da mesi si sono manifestate tra i partiti dello schieramento di sinistra. Ricordiamo bene quello che è avvenuto nelle settimane scorse: più la vittoria appariva vicina, più i vari leader o presunti tali litigavano animatamente.

In una città normale due candidati dello stesso schieramento, che si trovano a competere per la stessa carica, in genere, gareggiano non combattono,
dibattono non litigano, avanzano idee non accuse. Tutto il contrario accade da noi. Ma quel che è peggio lo scontro a cui si assiste questa volta ha per oggetto argomenti apparentemente gravi, ma in effetti inconsistenti. Malgrado questo si insiste con una pervicacia che sgomenta. Entrambi i due candidati si accusano di avere preso voti dalla destra, voti più o meno pilotati da presunti strateghi che tramerebbero nell’ombra. Ma è un delitto prendere i voti dallo schieramento opposto? E in ogni caso questo presunto travaso quale organizzazione partitica o semplice notabile sarebbe oggi in condizione di organizzarlo in modo mirato, a tavolino?

Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli appartengono a generazioni differenti e lontane, il primo è carico di anni il secondo di sogni, il primo rappresenta il passato che ritorna, rassicurante, ma senza entusiasmare più di tanto. Si ripropone al governo della città dissacrando la politica dalla quale, però, non si è mai allontanato. Il secondo raffigura l’incerto futuro che è dietro l’angolo carico, come sanno molti giovani, più di angosce che di attese. Non disdegna il rapporto con i partiti, ma crede nei movimenti. Sono entrambi segno dei tempi.

Sarebbe bello adesso che impiegassero i giorni a loro disposizione prima del ballottaggio non per mostrare i muscoli e litigare, ma per parlare della città e alla città aprendo un dibattito serio e disinteressato su quello che si può fare e quello che non si può fare per rendere Palermo finalmente vivibile: il lavoro che manca, la casa che non si trova, l’assistenza fortemente selettiva.
Parlare cioè dei bisogni crescenti di una comunità in difficoltà e individuare soluzioni e motivazioni nuove. Interessare e coinvolgere e con spirito aperto, cercando dietro l’angolo non il nemico che giustifica le nostre carenze, ma il compagno di viaggio col quale risvegliare la città.

Solo in questo modo Ferrandelli potrebbe dimostrare veramente, malgrado la giovane età, di saper amministrare una realtà urbana imponente come è appunto Palermo. E Orlando, a sua volta, potrebbe trovare nuovi spunti per dar prova, non di saper fare il sindaco, questo lo sappiamo, ma di saperlo fare ancora.

Nino Alongi
Repubblica Palermo, 11 maggio 2012

Berlino 2012

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