A Palermo non servono altri veleni

Palermo, Piazza Pretoria

Tra le novità che hanno offerto le ultime elezioni amministrative quelle veramente sorprendenti si sono avute a Palermo. Nella città più berlusconiana d’Italia, inaspettatamente, la destra si è ritrovata al lumicino e per l’elezione del sindaco adesso si va al ballottaggio, ma, fatto del tutto straordinario, tra due candidati di centrosinistra.
C’è da stupirsi, ma in realtà niente nella vita accade per caso, c’è sempre un filo logico, una ragione, che sottende e lega gli eventi.
A ben riflettere i motivi della crisi del centrodestra erano da tempo sotto i nostri occhi: la gestione fallimentare di Cammarata, il tramonto di Berlusconi e le scelte infelici dei candidati per la massima carica cittadina. Da aggiungere l’irrompere improvviso nella campagna elettorale di Leoluca Orlando che ha scompigliato le alleanze stabilendo una seria ipoteca sull’esito finale della competizione.

L’altro aspetto imprevedibile delle elezioni palermitane, come abbiamo visto, è legato al ballottaggio inaspettatamente ristretto a due rappresentanti del centrosinistra. Un risultato che non è, come potrebbe apparire, frutto felice di una sovrabbondanza di opzioni all’interno di uno stesso schieramento, ma paradossalmente effetto devastante di clamorose rotture e incomprensioni che da mesi si sono manifestate tra i partiti dello schieramento di sinistra. Ricordiamo bene quello che è avvenuto nelle settimane scorse: più la vittoria appariva vicina, più i vari leader o presunti tali litigavano animatamente.

In una città normale due candidati dello stesso schieramento, che si trovano a competere per la stessa carica, in genere, gareggiano non combattono,
dibattono non litigano, avanzano idee non accuse. Tutto il contrario accade da noi. Ma quel che è peggio lo scontro a cui si assiste questa volta ha per oggetto argomenti apparentemente gravi, ma in effetti inconsistenti. Malgrado questo si insiste con una pervicacia che sgomenta. Entrambi i due candidati si accusano di avere preso voti dalla destra, voti più o meno pilotati da presunti strateghi che tramerebbero nell’ombra. Ma è un delitto prendere i voti dallo schieramento opposto? E in ogni caso questo presunto travaso quale organizzazione partitica o semplice notabile sarebbe oggi in condizione di organizzarlo in modo mirato, a tavolino?

Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli appartengono a generazioni differenti e lontane, il primo è carico di anni il secondo di sogni, il primo rappresenta il passato che ritorna, rassicurante, ma senza entusiasmare più di tanto. Si ripropone al governo della città dissacrando la politica dalla quale, però, non si è mai allontanato. Il secondo raffigura l’incerto futuro che è dietro l’angolo carico, come sanno molti giovani, più di angosce che di attese. Non disdegna il rapporto con i partiti, ma crede nei movimenti. Sono entrambi segno dei tempi.

Sarebbe bello adesso che impiegassero i giorni a loro disposizione prima del ballottaggio non per mostrare i muscoli e litigare, ma per parlare della città e alla città aprendo un dibattito serio e disinteressato su quello che si può fare e quello che non si può fare per rendere Palermo finalmente vivibile: il lavoro che manca, la casa che non si trova, l’assistenza fortemente selettiva.
Parlare cioè dei bisogni crescenti di una comunità in difficoltà e individuare soluzioni e motivazioni nuove. Interessare e coinvolgere e con spirito aperto, cercando dietro l’angolo non il nemico che giustifica le nostre carenze, ma il compagno di viaggio col quale risvegliare la città.

Solo in questo modo Ferrandelli potrebbe dimostrare veramente, malgrado la giovane età, di saper amministrare una realtà urbana imponente come è appunto Palermo. E Orlando, a sua volta, potrebbe trovare nuovi spunti per dar prova, non di saper fare il sindaco, questo lo sappiamo, ma di saperlo fare ancora.

Nino Alongi
Repubblica Palermo, 11 maggio 2012

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3 risposte a “A Palermo non servono altri veleni

  1. Dopo le litigate dei giorni scorsi, sarebbe bello se finalmente la lacerazione della sinistra riuscisse a ricomporsi, come auspica oggi Nino Alongi sulla Repubblica di Palermo, nel confronto “su quello che si può fare e quello che non si può fare per rendere Palermo finalmente vivibile”.

    Vi giro la riflessione, e vi invito a farla girare, aspettando i vostri commenti !

  2. Se non altro sembra che siano tornati a stringersi la mano …
    Faccia a faccia Orlando-Ferrandelli
    confronto all’insegna del fair play

  3. è già qualcosa …!

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