Archivi categoria: Ambiente

Mauritius

Mauritius è un’isola, relativamente piccola, di origine vulcanica, adagiata nell’oceano Indiano, a est del Madagascar.

“Dio creò prima Mauritius e poi il paradiso terrestre, che ne è la copia”, esclamò estasiato Mark Twain dopo averla visitata.

Oltre ad essere ricca di bellezze naturali, l’isola è anche il secondo centro finanziario più importante dell’Africa.

E, diavolo falla, è anche considerata il paradiso degli honeymooner …

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Il piccolo miracolo delle piante nate sul molo della Cala

Ci vuole la tenacia dei pionieri e la forza della natura per resistere all’aria salmastra, per mettere radici là dove non sarebbe possibile. I manuali di botanica parlerebbero di “condizioni estreme”, i pescatori che fanno tappa nell’antico approdo dopo le battute all’Arenella non ci hanno fatto nemmeno caso. Eppure quelle piante sono lì, a sfidare le maree e gli spruzzi di salsedine. Crescono in minuscoli anfratti della nuova Cala, ridisegnata e ripulita alcuni fa, dopo decenni di abbandono. E se il prato è stato imposto dai progettisti le piante no, sono figlie del vento o del caso. Non ci dovrebbero essere, eppure ci sono. E’ un bel rebus, è un bell’interrogativo capire come fa un alberello di Ficus microcarpa a trovare dimora in un interstizio di Billiemi. I botanici ci dicono che è l’albero più diffuso in città, stradoni suburbani e strade del centro ne sono pieni: tremila alberi. E dunque il calcolo delle probabilità premia la presenza di un cespuglio di ficus a venti centimetri dall’’acqua. C’è da giurare che quando s’alza il maestrale sarà sommerso dall’acqua salata, dannosa per tutte le piante, eppure il ficus resiste ed è ancora là.

Fonte: Zoom sulla città – Blog – Palermo – Repubblica.it

Reef di St. John 2014

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Il reef di St. John è un arcipelago di atolli corallini situato nel mar Rosso meridionale, all’altezza del Tropico del Cancro.

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Qui sotto un primo montaggio “sperimentale” di alcune riprese subacquee effettuate con GOPRO Hero 3

Contro gli sprechi alimentari

Secondo i dati FAO, circa un terzo della quantità di cibo prodotta nel mondo finisce nella spazzatura senza essere consumato, il che significa che vanno al macero 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti all’anno. Un assurdo che genera fame, rifiuti e spreco di risorse naturali.
Solo in Italia, ogni famiglia getta nella pattumiera 200 grammi di cibo a settimana, determinando sia uno spreco inaudito di risorse (come ad esempio l’acqua, le materie prime e l’energia utilizzate per produrre gli alimenti) e di denaro, sia un incremento nella produzione di rifiuti.

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Partendo da queste considerazioni, ieri 5 febbraio, si è celebrata la prima Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: un’intera giornata per invitarci a riflettere sui nostri piccoli grandi sprechi quotidiani e a ricordare che povertà e ineguaglianze si combattono anche riducendo la quantità di cibo che, troppo spesso, ci capita di gettare via.

E tu quanto sprechi a tavola? Per saperlo prova a rispondere al sondaggio proposto dal Movimento Difesa del Cittadino.

Attacco verde in viale Campania – 2 marzo 2012

Guerrilla Gardening è un gruppo di appassionati del verde che si oppone attivamente al degrado urbano attraverso piccoli atti dimostrativi.
L’attività principale del gruppo è quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città.
Venerdì 2 marzo si è svolto un “attacco verde” nelle aiuole di viale Campania di cui propongo alcune immagini (foto di Pietro Tumminello)

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L’evento è stato riproposto nella edizione regionale del TG3 del 3 marzo

Per saperne di più sulle iniziative di Guerriglia Gardening a Palermo:
http://www.facebook.com/people/Guerrilla-Gardening-Palermo/

L’insostenibilità della crescita

ripropongo da http://acrescita.org/

Probabilmente non è lontano il momento in cui la pianta parassita avrà soffocato del tutto l’albero di cui ha succhiato la linfa, condannando l’enorme e arrogante fogliame al deperimento e alla morte. – Serge Latouche

Il vocabolo crescita, con tutti i suoi numerosi aggettivi, è sulla bocca di tutti in questi tempi di crisi. La crisi economica, del resto, prima che una crisi del lavoro o del tessuto sociale, è naturalmente una crisi della crescita. Ma questo cosa significa esattamente? Per quanto gli economisti ortodossi non lo vogliano o non lo sappiano ammettere apertamente, tutto il costrutto teorico che ruota attorno al concetto di crescita si riduce a una mera tautologia. Si sostiene che senza crescita non possano esserci opportunità, senza opportunità non possa esserci lavoro, e senza lavoro consumi. E i consumi alimentano la crescita, e così via. Il benessere umano in tutto questo non è che l’ineluttabile esternalità secondaria di un processo che si autoaccresce illimitatamente e il cui fine, se mai esiste, non è noto. Così senza crescita nulla è possibile, e la crescita diviene come la mano di Re Mida, che trasforma in oro tutto ciò che tocca. Sappiamo tutti come finisce la sua storia.
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Earth Overshoot Day: il mondo consuma più di quanto produce

dal Corriere della Sera del 27 settembre 2011.
Dal 27 settembre il mondo consuma più risorse di quante ne produce.
Raggiunto l’Earth Overshoot Day per quanto riguarda la capacità rigenerativa dell’ecosistema
Il logo dell' Earth Overshoot DayMancano ancora più di tre mesi alla fine dell’anno e siamo già in rosso. La Terra dal 27 settembre ha raggiunto il limite: consuma più risorse di quanto è in grado di produrne. In inglese si dice che abbiamo raggiunto l’Earth Overshoot Day (Eod), quando il consumo di risorse oltrepassa la soglia calcolata per tutto il 2011.

Lo ricorda l’organizzazione Global footprint network. A pagare le spese del deficit saranno soprattutto le foreste (che devono assorbire l’anidride carbonica in più), la qualità dell’aria (maggior inquinamento), gli oceani (scarico di rifiuti e sovrasfruttamento degli stock ittici), e ci sarà un impatto maggiore dei cambiamenti climatici. L’Eod aiuta a comprendere il divario tra il livello sostenibile dello sviluppo e quello reale: secondo il modello di vita che stiamo conducendo a livello globale (le realtà infatti sono molto diversificate tra i Paesi sviluppati e il Terzo mondo) prima della metà del secolo avremo bisogno di due pianeti. Solo che non li abbiamo. Alla fine dell’anno consumeremo il 135% delle risorse prodotte nel 2011. E quel che è peggio stiamo accelerando il ritmo di consumo: lo scorso anno, per esempio, l’Eod si era raggiunto circa quindici giorni dopo.

Per saperne di più: Earth Overshoot Day