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‘Sparti!’, una parola che vale un discorso

Spesso i foresti non capiscono ciò che i siciliani dicono. E paciénzia. Invece talvolta sono i siciliani stessi a non capire perché dicano certe cose. E allora la cosa diventa stramma. Non è bello scoprire di dire cose cui si dà un significato e non sapere quale esso sia. E su certe espressioni il parlante siculo rischia di trovarsi più spaesato dell’udente foresto.

Per esempio, provate a immaginare lo sconcerto del nostro conterraneo se gli si dovesse chiedere lumi sul significato dell’espressione: ” Sparti! “. Magari, nell’affanno di spiegare, il siculo asseconderà l’ingannevole impressione dell’interlocutore che crederà essere in ballo una questione di spartizione (“Ma cosa si sparte, amico mio?”; “Nni spartému ‘ u sonnu, caro cumpàri”). E per scutulàrselo definitivamente gli citerà pure, a mo’ di paradigma, la versione siciliana della Legge Aurea della Lottizzazione: “Cu sparti àvi ‘a megghiu parti”.

Ma, una volta allontanato il foresto assieme alla sua curiosità molesta, al nostro conterraneo s’imporrà una seduta d’autocoscienza linguistica per ricercare il significato di ” sparti! “. Seduta da condurre come un dialogo interiore animato dalle migliori intenzioni, ma che fatalmente si trasformerà in una spirale dell’incomprensione di se medesimo: ” Ca sparti mancu ‘ u sacciu picchì dissi ‘ sparti!’ “; “E sparti mi cunfùnnu !”; “E ancora ci pensu e ci cummàttu, sparti! “. Avanti di questo passo egli rischierebbe di non venirne più fuori, almeno fintanto che non smetterà di pronunciare l’esclamazione per iniziare a ragionare sulla collocazione di questa all’interno del discorso.

Soltanto prendendo le distanze dal suo stesso parlare, il siculo scoprirà che
” Sparti! ” è un’ espressione indefinibile. Essa indica disappunto nella maggior parte dei casi (” Sparti t’arricampàsti!”, detto a una persona che visti i precedenti avrebbe fatto meglio a portare altrove la propria facci tòrbita), e il tono che l’accompagna non lascia dubbi. Ma è anche un concentrato di significati contestuali, di quelli che possono essere compresi soltanto seguendo ogni parola di quanto i parlanti si dicono. Tutti quanti tali significati rimandano all’idea del “troppo che stroppia”. C’è infatti, nel pronunciarla, una lamentazione verso la sfacciataggine e la smisuratezza di qualcun altro. E come dare il segno di quanto costui sia facchinu e vastàsu se non infiorando la recriminazione con uno ” sparti! “?

Fin qui, mantenendosi entro il perimetro del parlare siculo, il significato è chiaro. Ma poi arriva l’inghippo più serio: come tradurre” sparti!” in italiano? È a quel punto che il siculo annaspa in modo vistoso. I corrispettivi nella lingua nazionale potrebbero essere diversi, ma nessuno valido a priori. Uno di essi potrebbe essere ” pure!” (” Sbagliasti e sparti vò arraggiùni! “); un altro è “anche questa!” ( ” Sparti c’inquitàsti a muglièri! “, rivolto all’ amico che si chiede come mai il capufficio l’ abbia preso di mira); e ancora, c’è il “per giunta!” (” ‘Un sulu ca t’ impristài ‘a machina, sparti ci purtasti supra a me soru! “), o addirittura qualcosa che ricorda il “vergognati!” (” Un t’abbastò jucàriti i grana ‘e carti, sparti facìsti debiti p’immriacàriti! “). Tante ipotesi, nessuna risposta definitiva. E, in mezzo a tutto ciò, tutto un affannoso arzigogolare frutto della vana missione di tradurre l’ intraducibile.

Ché forse, come in altri casi di sicilianismo, proprio lì sta l’errore: perché mai si dovrebbe dare a ” Sparti!” una versione in lingua italiana? Lo si lasci così com’è, lì dove si trova. Siano piuttosto i continentali a adottare un’ espressione così immediata nel comunicare il disappunto. Magari in una versione italianizzata, qualcosa che suoni come “Sparte!”. Gliela facciamo volentieri questa donazione. E senza manco chiedere d’ essere ringraziati, sparti.

Fonte: Pippo Russo, ‘Sparti!’, una parola che vale un discorso, La Repubblica.it, 13 ottobre 2009

vedi anche: Sparti! Lavoro e buon senso siculo di Simone Tulumello

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